FOR THE GUARDIANS

EN

The realm of the virtual, how it affects our experiences and shapes our memory, is a recurrent concern in my artistic practice, other than in my personal life. In a society where online social networks daily experience an affluence of million of users, where the ultimate place of meeting people is facebook, and where group sports have been replaced by solitary home virtual simulation, the physical experience of the other has become superfluous, or so it appears. 
In 1980 John Berger affirmed that ‘man becomes aware of himself returning the look’, concept reinforced by an earlier suggestion by Emmanuel Levinas that the gaze of others upon us demands us to define ourselves. As this experience seems to becoming redundant and our gaze is mediated through electronic devices, what will happen to our faces? Will they loose any reason to exist, to look and being looked at or to talk and being talked to unless it happens in a virtual world, or will they change shapes to adjust for these new ways of interacting? If the virtual is the ultimate path of choice to experience the world, what will remain of the disposable Real?

With the use of cardboard models and plastic figures I am interested to propose a reading of the future state of a memory based on virtual experiences, and of a society that is becoming increasingly aseptic and oblivious to the physicality of the other. 

Specification:
Analog C-41 prints from large format colour negative (5x4inches). 20x24 inches

IT

Il regno del virtuale, come influenza le nostre esperienze e plasma la nostra memoria, è una preoccupazione ricorrente nella mia pratica artistica. In una società in cui i social network hanno un’affluenza quotidiana di centinaia di milioni di utenti, in cui Facebook ha sostituito d’un colpo la piazza, il bar e la parrocchia, e in cui gli sport di gruppo sono stati sostituiti da solitarie simulazioni virtuali, l'esperienza fisica dell'altro è diventata superflua, o così appare.

Nel 1980 John Berger affermò che “l'uomo diventa consapevole di se stesso restituendo lo sguardo”, concetto rafforzato dalla precedente teoria di Emmanuel Lévinas che “lo sguardo degli altri ci chiede di definire noi stessi”. Visto che nel XXI secolo questa esperienza sembra diventare ridondante ed il nostro sguardo è costantemente mediato da dispositivi elettronici, cosa ne sarà dei nostri volti? Perderanno ogni ragione d'esistere, di guardare ed essere guardati, di conversare e di essere recipienti di dialogo a meno che ciò non accada nel mondo virtuale, o semplicemente cambieranno la loro forma per adeguarsi a questi nuovi sistemi d'interazione umana? Se il mondo virtuale è oggigiorno il sistema prediletto per fare esperienze, cosa ne resterà del mondo reale?


Attraverso l'uso di miniature sono interessata a proporre una lettura dello stato della memoria in quanto basato su esperienze virtuali, e dello stato di una società che diventa sempre più asettica ed inconsapevole del contatto fisico con l'altro.

Specifiche:
Stampe a colori analogiche (camera oscura) da negativi di largo formato (banco ottico). Tutte 50x60cm bianco su bianco