PERSISTENCY OF DEATH (DESIRE OF MEMORY)

Clara Turchi_Persistency of Death (Desire of Memory)_007_edited
Installation London
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Installation Bologna
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Installation Dogliani
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Installation New York
Catalogue Panoramas and People

EN

I have never wanted to see a dead body. When my mum’s mother died I didn’t want to see her. It happened though that I had to give her a glance. 
Then, a few years later, my dad’s mother died and I saw her arranged body in the little chapel outside the hospital. There were flowers, I think, a lot of flowers, I think. I remember there were a lot of flowers on her but this is just not possible.

She. Was. So. Still. 
So flawless.
Her eyes were closed, I know that, but we were looking at each other. It was not creepy, it was just what had always happened. 
She was so serious.
I remember expecting her throwing her tongue to me at any moment. I was so believing that, that my heart-rate was rushing. 
Even though my mind rationalised the stupidity of the thought, it could not grasp it fully. I was so shaken by this unresolvable fight that the overall effect was a complete stillness. I was like her. Hard and breakable. And I remember a feeling of possession: I felt as I was in possess of her. But I have never possessed her as little as in that moment.

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A year ago I found a way to love the subjects of my pictures even more than I do when I photograph them. I scrape them with a knife. 
But my way of scraping is really slow and caring: I only remove the first layer of surface off the prints. It is still there, the image, like a ghostly presence. It is still completely flawless. It still looks and feels flat at the touch. There are yet no answers to any questions. 
The only way to understand a photographic print as a tridimensional object is to keep on scraping. Layer, by layer, each time one step down the illusion of understanding death. Until there is no image, no person, no landscape, no subject, no photographer. Only, always, stubbornly persistent death.

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I bottled the thin layer of surface removed from the prints. 
And I threw on death the most lively, always and never the same, of the elements: water. Like my tears, that always occur when the subject is alive, but never occur in the hallucinatory illusion of possessing death.
They are my desires. They melt in time into pure, dense colour; they layer as well, and change, from blue to pink and back. They are alive and immortal.

 

 

Specification: site-specific installation comprising plinths, desires (glass vessels containing scraped-off photographic surface melting and layering in time), frames, scraped-off black & white and colour photographic prints (9.4x14.2" and 14.2x19"), spot lights, refractions.

IT

Persistenza della Morte (Desiderio di Memoria)

Non ho mai voluto vedere un corpo morto. Quando la mamma di mia mamma è morta non volevo vederla. È capitato però che abbia dovuto guardarla rapidamente.
Poi, qualche anno dopo, è morta la mamma di mio papà ed ho visto il suo corpo disposto nella piccola cappella fuori dall’ospedale. C’erano fiori, credo. Mi ricordo che c’erano un sacco di fiori sopra di lei ma questo non è proprio possibile.

 

Era. Cosi’. Immobile.
Priva di difetti.
I suoi occhi erano chiusi, questo lo so, ma noi ci stavamo guardando. Non c’era da avere paura, stavamo solo facendo quello che facevamo sempre.
Era così seria.
Ricordo che da un momento all’altro mi aspettavo mi facesse la linguaccia. Ci credevo così tanto che il mio battito cardiaco accelerava.
Nonostante la mia mente razionalizzasse la stupidita’ di quel pensiero, non riusciva ad accettarlo nella sua totalità. Ero così sconvolta da questa guerra interiore che l’effetto che ne risultava era di completa immobilità. Ero come lei. Dura e frangibile. E ricordo una sensazione di possesso: mi sentivo in possesso di lei. Ma non l’ho mai posseduta così poco come in quel momento.

 

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Un anno fa ho scoperto la maniera di amare i soggetti delle mie immagini ancora di più di quanto già li ami quando li fotografo: li graffio e li raschio con un coltello.
Ma il mio modo di grattare è molto lento e premuroso. Rimuovo solamente la prima parte di superficie dalla stampa. E l’immagine è ancora lì, come un fantasma. Sempre perfetta. Sempre piatta al tatto, impenetrabile. Non c’è ancora nessuna risposta a nessuna domanda.
L’unico modo per capire che una stampa fotografica è un oggetto tridimensionale è di continuare a grattare. Strato dopo strato, ogni volta un gradino più in basso verso l’illusione di capire la morte. Finchè non rimane più alcuna immagine, alcuna persona, alcun panorama, alcun soggetto, alcun fotografo. Solo, sempre, tenacemente persistente morte.

 

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Ho imbottigliato il sottile strato di superficie rimossa dalla stampa.

Ed ho scagliato contro la morte il più vivo, sempre e mai uguale, degli elementi: l’acqua. Come le mie lacrime, che sgorgano sempre quando la persona è viva ma non scendono mai durante l’illusione allucinatoria di possedere la morte.

Queste bottigliette sono i miei desideri, e tali sono chiamati. Col tempo diventano puro colore, e stratificano, e cambiano anche: da blu a rosa e di nuovo blu. Vivi ed immortali.

Specifiche: installazione site-specific che comprende piedistalli, desideri (bottigliette di vetro contenenti superficie fotografica rimossa che col tempo diventa liquida, stratifica e continua a cambiare), cornici, stampe fotografiche a colori ed in bianco e nero incise (24x32cm e 32x48cm), luci spot, rifrazioni.

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